martedì 4 dicembre 2007

Un ranocchio a pois

Onde non smentire la consuetudine secondo la quale le disgrazie della Sicilia, a partire dalla colonizzazione romana in poi, vengono dal nord, ecco che l'ultima trasferta nelle lande dell'Insubria ha avuto come conseguenza per il ranocchio la varicella. Il fatto che l'untore sia stato un bambino calabrese è assolutamente marginale; in fondo la Calabria è:
  1. più a nord della Sicilia
  2. parte del continente
  3. anticamente chiamata Italia
I conti quindi tornano, e gli esantemi arrivano. Per fortuna se ne vanno anche abbastanza velocemente, e soprattutto senza causare troppi danni. La ranocchia madre è stata ancora una volta decisiva, schierando contro le feroci falangi virali la piena potenza del talco mentolato. Il piccolo, dopo ogni applicazione, sembrava pronto per essere passato in padella; ma la regressione degli esantemi è avvenuta a vista d'occhio.
L'alto comando dei virus è stato costretto alla resa senza condizioni, sperando nella clemenza dell'avversario. Ma nessuna pietà è stata concessa. Mentre scrivo queste righe, gli ultimi rimasugli di quello che un tempo era un fiero esercito di baldanzosi virus vengono caricati su un treno bestiame, guardati a vista dai nuovi reparti di anticorpi scelti appositamente costituiti, per essere condotti ad un esilio senza ritorno...
VAE VICTIS!!

martedì 30 ottobre 2007

Riccarduzzo by night

Ma chi l'ha detto che le ore notturne sono fatte per dormire? Il piccolo don, nell'ultimo mese, ha deciso che la vita è troppo breve per sprecarla dormendo; ha quindi limitato le sue ore di sonno a qualche pennichella sporadica, onde ritemprarsi giusto il necessario prima di dedicarsi nuovamente ai suoi molteplici impegni, istituzionali e non. Il pargolo ha dimostrato di essere perfettamente in grado di gestire la sua agenda, tanto che la sua segretaria è stata costretta solo pochissime volte a disdire un appuntamento.
Tuttavia, alcuni elementi sono diventati fonte di perplessità: se da una parte non possiamo che essere orgogliosi delle sue capacità organizzative e delle sue doti vocali, dall'altra ritrovarci tutti (nonna compresa) incastrati in orari da metalmeccanico turnista e per di più incalzati dai suoi vocalizzi pavarottiani ci porta a notare inquietanti similitudini con un noto imprenditore lombardo, che impone ai suoi accoliti ritmi di lavoro da gulag siberiano sulle ali delle tonificanti canzoni scritte nella ormai lontana gioventù (ma pur sempre attuali, cribbio!).
Il nuovo corso aziendale ha portato i sindacati ai limiti dello sciopero a oltranza; l'acme della crisi si è avuto quando il piccolo don ha accusato le innocenti maestranze di prezzolare zanzare mutanti refrattarie a qualunque zampirone per turbare i pochi minuti del suo sacro sonno. Ma quando si era ormai sull'orlo della sommossa, l'indefettibile segretaria ha tirato fuori l'asso dalla manica: spacciandolo per un distillato secondo l'antica ricetta dei frati pimpandolesi, è riuscita a somministrare al ranocchio la giusta dose di nopron, ristabilendo la canonica alternanza tra il giorno e la notte e salvando così la situazione.
Gli operai hanno subito deciso di decurtarsi lo stipendio purchè il prezioso liquido non abbia mai a mancare. La casa farmaceutica, grata, ha pensato bene di disobbligarsi inviando una fornitura di omogeneizzati di cavallo da corsa. Chissà perchè la cosa ci puzza...

lunedì 27 agosto 2007

il buongiorno si vede dal mattino

Che il piccolo don avesse tutte le carte in regola per diventare un rubacuori lo si sapeva già: occhi languidi, ciglia lunghe, dita delicate, fisico longilineo... per non parlare di quello che si cela sotto il pannolino, al momento noto solo a pochi iniziati. E chi poteva essere se non la ranocchia madre, a cadere vittima per prima del suo fascino irresistibile? La foto testimonia il momento in cui le ripetute avances del piccolo conquistatore hanno infine aperto una breccia nel cuore materno, complice il contesto bucolico e la frescura della casa pedarese dello zio Marco, vero pigmalione del caso.Più avanti sarà necessario spiegargli alcuni dettagli come i seguenti:
  1. la palestrina non è un posto romantico, anche se posizionata su un soffice prato
  2. la mamma è già impegnata
  3. tirare giù i pantaloni al primo appuntamento non è un comportamento da gentiluomini
  4. il mento non è il posto giusto da baciare
  5. potendo scegliere, meglio Jessica Lovebòl
Ma una volta messe a posto queste piccolezze, don Riccarduzzo potrà di sicuro dare inizio ad una brillante carriera. Ed il suo papà è già adesso molto orgoglioso di vedere che promette così bene...







venerdì 20 luglio 2007

per una volta una cosa seria

il testo seguente è stato spedito al direttore generale e al direttore sanitario dell'azienda ospedaliera Garibaldi di Catania, nonchè al direttore sanitario del presidio ospedaliero di Nesima. ci sembrava giusto riportarla anche qui sul blog.
Oggetto: nota di merito per il personale dell’UTIN – P.O. Nesima

Scriviamo questa lettera, anche se con colpevole ritardo, non solo perché ci sembra giusto ma perché lo riteniamo un atto dovuto nei confronti di chi ci ha permesso di stringere fra le braccia il nostro bambino.
Quando nostro figlio Riccardo è nato non è stato un evento felice. Il gemello con cui aveva condiviso i primi mesi di gravidanza era morto da pochi giorni, e lui era costretto a nascere per giocarsi il tutto per tutto. Credo che non abbia importanza, in questa sede, ripercorrere tutte le vicissitudini dei suoi cinque mesi di ricovero presso l’UTIN di Nesima: crisi respiratorie, bradicardia, emorragia cerebrale, terapia con ossido nitrico, intervento chirurgico sul dotto di Botallo, convulsioni, retinopatia, infezioni; è tutto nelle cartelle cliniche, e lì è opportuno che resti. Ma c’è una considerazione che, come genitori, dobbiamo fare: se nostro figlio non fosse stato seguito in quella struttura, da quelle persone e con quegli strumenti, non ce l’avrebbe fatta. E adesso nella cappella di famiglia ci sarebbero due lapidi invece di una, a ricordare il suo passaggio in questo mondo.
Invece, è andata diversamente. Riccardo ha da poco compiuto un anno, e sta bene. Certo, deve recuperare un grosso gap con i suoi coetanei; dovrà superare la sua sordità attraverso l’impianto cocleare che gli verrà applicato entro ottobre, dovrà continuare a lungo con la fisioterapia prima di riuscire a coordinare bene i suoi movimenti. Ed in effetti alcune riserve sul suo futuro, nonostante le tante impressioni positive degli specialisti che lo seguono, non sono state ancora sciolte. Ma abbiamo la sensazione netta che la strada imboccata sia quella giusta, e che il tempo gli restituirà quello che gli ha preso finora.
Senza l’equipe dell’UTIN tutto questo non sarebbe realtà. Non solo per quello che hanno fatto, ma soprattutto per il modo in cui lo hanno fatto. La grande umanità, l’attenzione e l’affetto dimostrati sia verso quel fagottino di 750 grammi scarsi che nei nostri confronti hanno permesso alla nostra famiglia di superare anche i momenti di crisi più profonda, quei momenti nei quali a dare ascolto solo alla professionalità bisognerebbe staccare la spina e basta. Ma chi ha che fare con la vita, specie con quella così fragile dei neonati come Riccardo, deve possedere qualità umane che vanno ben al di là della professione tout court. Qualità che tutto il personale dell’UTIN, dal direttore agli inservienti, hanno dimostrato di avere. E lo diciamo con cognizione di causa, perché per cinque mesi noi siamo stati lì con loro e abbiamo avuto modo di vedere e capire molto di più di quanto non accada a chi ha la fortuna di transitare per quelle stanze solo per qualche giorno.
Per questo non facciamo nomi, perché le persone da ringraziare sarebbero troppe. Però ci teniamo a porre alla vostra attenzione il loro esemplare operato, del tutto in controtendenza rispetto ai tanti casi di cosiddetta “malasanità” di cui sentiamo fin troppo spesso dagli organi d’informazione. Anche perché non sono mai mancati il dialogo e il confronto con noi genitori, elementi basilari per giungere ad una condivisione delle scelte che rende più lineare il rapporto e contribuisce a creare quelle condizioni di serenità di cui tutte le parti in causa, e i pazienti in primo luogo, finiscono col beneficiare. Dialogo e confronto che continuano ancora oggi a diversi mesi dalla dimissione del piccolo e che si sono rivelati fondamentali nella scelta delle strutture specialistiche a ci rivolgersi per assicurare a Riccardo le migliori cure possibili.
Del resto le tante scelte, spesso delicate, cui siamo stati costretti lungo tutto il percorso sono sempre state improntate ad un obiettivo ben preciso, come dettoci sin dall’inizio dal Direttore dell’UTIN dott. Diego Gazzolo: restituire ai genitori non solo un bambino nelle migliori condizioni possibili, ma un bambino che possa aspirare pienamente alla migliore qualità di vita. L’efficacia del lavoro svolto presso il vostro presidio da questo gruppo di persone che non potremo mai ringraziare abbastanza si rivela ogni volta che Riccardo sorride, fa una faccia buffa o si arrabbia perché non siamo abbastanza veloci a dargli la cucchiaiata di pappa successiva. A noi, mamma e papà di questo piccolo prodigio, l’onere e la gioia di dimostrarci alla loro altezza.
Distintamente

Benedetto Diana e Maria Teresa Tripodi
genitori di Riccardo Diana,
nato il 22 giugno 2006
presso il P.O. Garibaldi - Nesima

venerdì 15 giugno 2007

le leggi dei pargoli

come facevo a resistere alla tentazione? ecco a voi l'ennesima parafrasi delle leggi di Murphy, stavolta applicate al mondo dei bambini. chi ha figli capirà...

- prima legge dei pargoli: se un bambino può strillare, lo farà
- versione relativistica della legge dei pargoli: tutti i bambini piangono nello stesso tempo
- seconda legge dei pargoli: un bambino non strilla mai così forte che non possa strillare di più
- settima variante di Zymurgy alla legge dei pargoli: quando un bambino piange, strilla
- terza legge dei pargoli: se un bambino che poteva strillare non lo ha fatto, alla fine si scoprirà che sarebbe stato meglio se lo avesse fatto
- legge di Iles: c'è sempre un bambino più tranquillo
corollari:
1. quando il bambino più tranquillo ci sta davanti agli occhi, specialmente per lunghi periodi, non lo vediamo
2. neanche Iles lo vede
- seconda legge di Chisholm: se un bambino sembra tranquillo, c'è qualcosa di cui non stiamo tenendo conto
- prima legge di Finagle: se un bambino non strilla, qualcosa è andato male
- seconda legge di Finagle: qualunque sia il modo in cui un bambino è stato tranquillizzato, ci sarà sempre qualcuno pronto a:
a) fraintenderlo
b) falsificarlo
c) credere che si sia prodotto in virtu' della sua teoria preferita
- terza legge di Finagle: in un qualsiasi gruppo di bambini, quello così evidentemente tranquillo da non richiedere particolare attenzione è Attila
corollari:
1. nessuno a cui chiedete aiuto lo capirà
2. chiunque passi di lì per darvi un consiglio gratuito lo capirà immediatamente
- quarta legge di Finagle: una volta che si è punito un bambino, qualsiasi intervento teso a migliorare la situazione non farà altro che peggiorarla
- norme di Finagle
1. prima date le punizioni che vi servono, poi trovate le giustificazioni che corrispondono
2. ogni azione educativa deve essere riproducibile, e fallire sempre allo stesso modo
3. non credete ai miracoli: contateci ciecamente
- assioma di Wingo: tutte le leggi di Finagle possono essere trascurate da chi ha imparato la semplice arte di fare senza pensare
- legge di Gumperson: la probabilità che un bambino faccia qualcosa è inversamente proporzionale alla sua desiderabilità
- seconda legge di Sodd: prima o poi, la peggiore combinazione possibile di un gruppo di bambini è destinata a prodursi
- legge dei bambini sulla termodinamica: sotto pressione, i bambini peggiorano (e cominciano a strillare)
- assioma di Bramati: tutto un bambino suda
- legge bambini smarriti: l'unica maniera per ritrovare un bambino smarrito è concepirne uno nuovo
- legge della frustazione da bambino: quando il vostro bambino vi si è addormentato in grembo e ha l'aria perfettamente felice e adorabile, dovrete improvvisamente andare in bagno
- legge di Boob: si troverà sempre un bambino nell'ultimo posto in cui lo si cerca
- teorema di Andreotti: il bambino logora chi non ce l'ha
- osservazione di Benedetto: tutto è in uno stato di disordine assoluto
- legge di Paolo: i bambini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedire loro di nuocere

mercoledì 23 maggio 2007

un'estate al mareeee

stile balneareee, con quel che segue. la banda dei ranocchi ha inaugurato ufficialmente la stagione balneare 2007, che prevede un'assidua presenza del don sulla sabbia della plaia. Riccarduzzo sembra aver gradito il contatto con la sabbia e con l'aria iodata, come testimoniato dall'immagine seguente:
i pochi raggi solari che hanno ardito carezzare la pelle del piccolo sono stati stroncati immediatamente dal doppio strato di crema protettiva fattore 90 elevato a potenza del quale la ranocchia madre ha cosparso tutte le parti esposte.
in attesa di poter utilizzare secchiello e paletta, magari sotto la guida delle ormai esperte cuginette, le attività ludiche sono state basate sulla palestrina smontabile in plastica, ritrovato della tecnica moderna fornito di tutti i cazzilli colorati e girevoli che la mente possa concepire.
per il prossimo anno la ronocchia madre intende però fare le cose davvero in grande; pare sia già stato ordinato uno stampino per realizzare con solo sabbia e acqua di mare un modello in scala 1:10 del ponte sullo stretto di messina, capace di impegnare le giornate di tutti i bambini del comprensorio etneo da maggio ad ottobre, lasciando i genitori liberi di sguazzare fra le onde. la ditta produttrice garantisce la solidità fino all'arrivo delle piogge autunnali, quando l'ardita opera ingegneristica si disferà da sola fornendo il materiale per il ripascimento delle spiagge, mirabile caso di infrastruttura biodegradabile. voci non confermate dicono che probabilmente la durata dell'originale non sarà molto maggiore...

lunedì 7 maggio 2007

la quiete dopo la tempesta

L'ultima permanenza del ranocchio nelle remote lande dell'insubria è stata causa di effetti perniciosi. Dopo stoica resistenza, anche le agguerrite falangi degli anticorpi siculi sono state costrette ad una ritirata strategica che ha lasciato campo libero ad un rotavirus più perfido della famigerata isola di albione. Febbre alta, occhio pallato e lingua felpata sono stati i primi sintomi dell'occupazione straniera; e non appena le bande antibiotiche partigiane hanno cominciato ad organizzare agguati alle colonne nemiche le rappresaglie non si sono fatte attendere. La recrudescenza del conflitto ha portato a violente emissioni da entrambe le estremità del tubo digerente, ma tutti gli idraulici cooptati sono stati individuati dai servizi segreti e deportati prima di poter prestare la loro opera. L'immancabile visita all'UTIN è stata interpretata dal feroce invasore come l'intenzione di stabilire un'alleanza strategica con una superpotenza amica, e la ritorsione si è subito scatenata. Il perfido virus ha abbandonato i rastrellamenti e le fucilazioni di massa di anticorpi per passare ad un metodo più subdolo ma non meno feroce: la vendetta trasversale. E' toccato così alla ranocchia madre cadere preda delle orde insubre, che hanno facilmente stroncato le sue armate immunitarie da sempre contraddistinte da equipaggiamento scadente, quadri di comando inadeguati e morale catastrofico. Per non allentare la presa nonostante l'attacco ad un nuovo territorio, il diabolico rotavirus ha comunque lasciato ad occuparsi del piccolo don le temute febbren ss, che hanno provveduto a fiaccare con l'aumento della temperatura fino a 39.5 gradi qualsiasi anelito libertario. L'immagine seguente mostra i due valorosi ma sfortunati all'apice della crisi.


Ma infine uno sbarco in forze degli eserciti dell'UTIN, col loro arsenale di flebloclisi di soluzione glucosata e salina, grazie anche al contrattacco improvviso lanciato da un corpo scelto di anticorpi nelle retrovie del nemico, ha portato ad una faticosa vittoria sulle forze del male, repentina nel caso del ranocchio e più lenta e sofferta per la regina delle ranocchie, teatro di una guerra civile che ha causato lunghi e ripetuti dolori di capo immuni agli interventi democratici dell'estremista nimesulide e del moderato aerosol.
Nel corso di pranzo domenicale a base di polpettine di puledro alla piastra con contorno di patatine (per la mamma) e di pappa con passato di verdure e omogeneizzato di agnello (per il piccolo) sono quindi stati sottoscritti i trattati bilaterali che hanno sancito la fine delle ostilità.
Le particelle virali superstiti sono state catturate e processate per direttissima; essendosi rifiutate fino all'ultimo di collaborare, sono state passate per le armi e seppellite in una fossa comune.